• Home
  • Chi Sono
  • Le Tecniche
  • Contatti
  • Caccia grossa

    027

    Le uniche informazioni scritte sulla caccia al cinghiale in Etruria Meridionale derivano da autori greci ed autori latini dell’età repubblicana, sono quindi fonti indirette e tarde. Eliano, Varrone, Plinio il vecchio, infatti, riportano dettagliatamente le abitudini venatorie dei Tirreni, ma sono cronologicamente lontani dall’acme della civiltà etrusca.
    Nonostante questo, sono molti i riferimenti che offrono un quadro abbastanza chiaro ed esaustivo dei sistemi di caccia del tempo. Il cinghiale era cacciato da compagnie di cacciatori, le antesignane delle nostre squadre, attraverso l’uso di reti verso le quali gli animali erano spinti con l’ausilio dei cani e dei battitori. La “lestra” del cinghiale era individuata con l’ausilio di un cane da seguita che, dopo aver trovato il cinghiale, veniva allontanato.
    Una volta caduto nella rete il cinghiale veniva abbattuto con il cosiddetto “spiedo”, una sorta di lancia ben affilata dotata di un fermo posto sotto la lama per impedire che il cinghiale infilzato, avvicinandosi, ferisse il cacciatore. Eliano riporta, nella sua De Natura Animalium nel III° sec. d.C., che gli etruschi erano soliti stanare i cinghiali con l’ausilio di un flauto. Se le informazioni scritte sono tarde e indirette numerose sono invece le testimonianze iconografiche relative alla caccia al cinghiale. In un fodero di spada risalente al IX sec. a.C., rivenuto a Tarquinia nella necropoli di Poggio dell’Impiccato, viene rappresentato un cacciatore armato di spiedo che affronta un cinghiale. La posizione delle gambe del cacciatore, come pure il modo di impugnare lo spiedo, sono quelli descritti da Senofonte (430 –355 a.C.) nel suo Cinegetico. Le raffigurazioni di scene di caccia al cinghiale, su ceramica a figure rosse o nere, sono numerose (Museo Archeologico di Tarquinia). Alcune delle iconografie più affascinanti si trovano nella necropoli di Monterozzi a Tarquinia. Gli affreschi delle tombe della “Scrofa nera” , del “Biclinio” e della “Querciola” (V-IV sec. a.C.) confermano l’uso delle reti, dei cani e dello spiedo per la cattura dei cinghiali.
    La rappresentazione di scene di caccia nelle tombe di Monterozzi è esplicativa del ruolo che l’attività venatoria svolgeva nella società etrusca. Se da una parte essa era un importante momento di formazione dei giovani, dall’altra rappresentava una attività di svago per gli adulti, ed essendo prerogativa dei ceti più abbienti, assumeva tale rilevanza da essere raffigurata con funzioni magiche nelle pitture parietali delle tombe o nei corredi funebri.

    Fonte : http://www.spaziocaccia.it/la-caccia-al-cinghiale/10-caccia-cinghiale-nella-storia.html

    Leave a Reply

    XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>