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La Sartiglia è interamente posta sotto la direzione del Componidori (Su Componidori in lingua Sarda, dove Su è l’articolo italiano il), figura che richiama alla mente tutto il mondo militare, cavalleresco e nobile del passato.
Il giorno della Candelora, il 2 Febbraio, Oristano viene a conoscenza dell’identità del Componidori, poiché il presidente del Gremio gli porta la benedizione e la candela di San Giovanni nel caso si tratti del Componidori della domenica; di San Giuseppe per quello del martedì.
Su Componidori, a sua volta, si sceglie i due luogotenenti: Su Segundu
e Su Terzu.
Il primo atto della manifestazione è la vestizione del Componidori; momento magico e di grande carica emotiva nel quale esso viene vestito con cura dalle “Massaieddas”, ragazze in costume guidate dalla “Massaia Manna”.
Il capo corsa si presenta con i calzoni corti aderenti di pelle color miele e grandi stivali di cuoio, non molto differenti dal costume tipico di contadino della pianura del Campidano del Settecento.
A questo costume si aggiunge il coietto, un giaccone di pelle senza maniche che copre dalle spalle alle ginocchia; ai fianchi un cinturone di pelle e sulle maniche sbuffate della candida camicia di lino vengono legati due fiocchi di seta del colore (rosso o rosa) del Gremio di appartenenza.
Dopo il coietto è la volta dell’elemento più importante: la maschera.
Essa viene assicurata al volto oltre che da legacci, da fazzoletti di seta che fasciano la nuca ed il viso del cavaliere lungo l’orlo della maschera stessa.
Il rullo dei tamburi si fa sempre più intenso; non c’è più l’uomo con un nome e con un viso, ora è il Componidori, o meglio, Su Componidori, un semidio che appare senza gioia né dolore né sesso. La maschera di legno appare androgina, maschile e femminile allo stesso tempo.
La vestizione termina con la sistemazione sul capo del cavaliere di un velo bianco finemente ricamato e di un cappello a cilindro nero. Poi, viene introdotto il cavallo nella stanza in cui si svolge il rito e viene avvicinato al tavolo-palco della vestizione, poiché Su Componidori non potrà più toccare terra in seguito alla sacralità acquisita.
Una volta a cavallo, riceverà dal presidente del Gremio la cosiddetta Pipia de Maju (pupa di maggio), una sorta di scettro, composto da grossi mazzi di viole mammole, con il quale benedirà attraverso ampie croci i presenti.
Supino sul cavallo si indirizzerà verso l’uscita, accolto oltre che dai suoi luogotenenti e da tutti gli altri cavalieri della Sartiglia, dalla magnifica coreografia della folla in giubilo.
Fonte : http://www.imago.rimini.unibo.it/sartiglia/su_componidori.htm